Pakistan, alle radici dell’odio

Pakistan, I santuari dell’istigazione alla violenza contro le minoranze religiose sono la scuola, le moschee, la politica

Non erano terroristi. Non erano talebani, nè membri di Al-qaeda. Le 400 persone che il 4 novembre scorso hanno linciato e bruciato vivi i coniugi cristiani Shahzad Masih e Shama Bibi erano persone normalissime, operai, braccianti e contadini musulmani dei villaggi del distretto  di Kasur, nella provincia del Punjab pakistano. Ma come può della gente comune, come possono padri di famiglia, giovani, cittadini modello, trasformarsi in aguzzini e compiere simili atti di barbarie?


Robert McCulloch, prete australiano, oggi Procuratore generale della congregazione di san Colombano, una diagnosi ce l’ha: «Il problema è l’odio religioso». McCulloch è un «pakistano d’adozione»: ha vissuto 34 anni in nel paese e ha ricevuto il prestigioso riconoscimento Nishan-e-Quaid-i-Azam, assegnatogli dal governo per l’instancabile servizio sociale, insieme a un regalo speciale: un visto permanente per entrare nel paese in qualità di “persona grata”.


McCulloch spiega a Vatican Insider: «Il crimine di Kasur è generato dall’odio. Oggi il Pakistan viene deturpato sì dagli atti dei talebani ma soprattutto dall’odio. I primi sono terrorismo, un cancro che si può estirpare. L’odio, invece, è una infezione che si propaga. Un morbo latente che all’improvviso esplode e partorisce simili mostruosità».


Uno degli strumenti che vivificano e garantiscono l’odio è la legge di blasfemia, approvata dal dittatore Zi ul-haq nel 1986. McCulloch, che era in Pakistan dal 1978, testimonia «un prima e un dopo», rimarcando, inoltre, che nell’ultimo decennio l’intolleranza è sensibilmente cresciuta. Oggi la famigerata «legge nera» è divenuta, spiega il missionario, «giustificazione legale dell'odio religioso», che si esprime in casi come quello di Asia Bibi o dei coniugi di Kasur.


Quali sono, allora, i santuari dove l’odio verso le minoranze religiose viene seminato, germoglia, si alimenta per poi dare tali frutti perversi di barbarie? Sono, essenzialmente, la scuola, le moschee, la politica.


L’istruzione pubblica è un nervo scoperto. I libri di testo usati nelle scuole, a partire dalle elementari, sono intessuti di pregiudizi verso le minoranze religiose. Nei bambini si immette fin dalla tenera età il virus dell’odio verso indù e cristiani, denominati «infedeli».


Nelle scorse settimane nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa i libri scolastici sono stati modificati per «renderli più islamici», inserendo il concetto di «jihad», rimuovendo le immagini di donne senza veli e cambiando versione sul racconto della storia. Sono testi di chimica, fisica, inglese, storia e geografia, coinvolti in una «lotta contro la blasfemia» che spesso contagia le aule.


Il professore cristiano James Paul Anjum, a capo della Pakistan Minorities Teachers’ Association, esprime a Vatican Insider tutta la sua preoccupazione, dopo aver sottoposto i testi scolastici a un attento screening. Nel suo libro «Un raggio di speranza» ribadisce che «sull’istruzione si gioca la partita decisiva» e auspica «un’istruzione pubblica scevra da pregiudizi e discriminazione», insistendo sul concetto di «inclusione», che tocca la dignità e il rispetto umano, base per la coesistenza pacifica.


Lo conferma un'indagine promossa dalla Commissione «Giustizia e pace» dei vescovi cattolici pakistani, notando come i banchi di scuola siano i luoghi cruciali dove allenare le menti all’odio piuttosto che all’armonia: in 55 capitoli di 22 libri di testo utilizzati nelle scuole pubbliche in Sindh e Punjab vi sono affermazioni offensive e discriminatorie verso le minoranze religiose. Il dilemma è, allora, fra «istruire o diffondere odio».


Il secondo pulpito dell’odio è costituito dalle moschee. Gli episodi di attacchi di massa contro i cristiani – come quelli avvenuti in passato a Gojra, a Shantinagar, o l’anno scorso alla Joseph colony di Lahore, ma anche come quello dei coniugi di Kasur – sono tutti passati attraverso l’istigazione di un imam in moschea. «I leader religiosi islamici spesso parlano dell’islam come religione di pace ma cosa fanno per fermare la violenza? Spesso sono essi stessi in imbarazzo», nota Mc Culloch. Un aspetto, questo, che non si può ignorare e che richiederebbe un intervento dei massimi organi islamici, come il «Consiglio degli ulema».


Terzo ambito da monitorare è la politica. «I politici sanno bene che la legge di blasfemia genera violenza, molti non la condividono ma non vi si oppongono per mero tornaconto politico», spiega il missionario. Lasciando così proliferare l’odio e fornendogli strumenti legali e giuridici per affermarsi.


Sull’inchiesta per accertare i fatti di Kasur, annunciata dal Primo Ministro del Punjab, «abbiamo sentito tante voci di solidarietà da leader politici: sembra un registratore rotto. Oggi servono passi coraggiosi. Quante inchieste finora sono finite nel dimenticatoio o sono finite con un nulla di fatto?», chiosa Mc Culloch. A partire da quella sull’omicidio di Shahbaz Bhatti, il ministro cattolico delle minoranze, ucciso nel 2011 per aver difeso Asia Bibi e criticato la legge di blasfemia.

Paolo Affatato
http://vaticaninsider.lastampa.it/nel-mondo/dettaglio-articolo/articolo/pakistan-pakistan-paquistan-37460/

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